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Viaggio tra le saghe. Elfhame

Approfondimenti e recensioni sulle saghe fantasy/fantascienza per creare delle guide alla lettura e alla scelta. Dodicesima puntata: la serie di Elfhame di Holly Black.

Per iniziare

Come per ACOTAR, ho scoperto questa saga in ritardo e, anche qui, nonostante non sia esente da difetti, è riuscita a conquistarmi ed entra di diritto nella rubrica! Ma bando alle ciance e cerchiamo di mettere ordine tra libri, racconti, edizioni e chi più ne ha più ne metta. La trilogia principale, Folk of the air, è composta da:

  1. Il principe crudele
  2. Il re malvagio
  3. La regina del nulla

I tre romanzi si trovano in edizione singola, insieme anche al racconto Perché il re degli elfi odiava le storie, ambientato dopo gli eventi della trilogia, oppure tutti e quattro nell’edizione Oscar Draghi. In quest’ultima ci sono anche altri racconti e contenuti extra: Le sorelle perdute, un breve riepilogo del primo libro ma dal punto di vista di Taryn;Visita alle terre impossibili, ancora più breve dal punto di vista di Kaye; scene eliminate da Il re malvagio, le lettere di Cardan e un dietro le quinte con bozzetti e commenti dell’autrice per le illustrazioni di Perché il re degli elfi odiava le storie.
Nel 2023, Holly Black ha pubblicato il primo libro di una nuova dilogia, The Stolen Heir, sempre ambientata ad Elfhame che riprende la storia circa otto anni dopo La regina del nulla. I due romanzi che la compongono sono già stati tradotti e pubblicati in Italia e sono:

  1. L’erede rapito
  2. Il trono del prigioniero

La trama

Editore: Oscar Mondadori – Collana: Draghi

Pagine: 928

Jude era solo una bimba quando i suoi genitori furono brutalmente assassinati. Fu allora che sia lei che le sue sorelle vennero rapite e condotte nel profondo della foresta, nel mondo magico. Dieci anni dopo, l’orrore e i ricordi di quel giorno lontano e terribile ormai sfocati, Jude, ora diciassettenne, è stanca di essere maltrattata da tutti e soprattutto vuole sentirsi finalmente parte del luogo in cui è cresciuta, poco importa se non le scorre nemmeno una goccia di sangue magico nelle vene. Ma le creature che le stanno intorno disprezzano gli umani. E in particolare li disprezza il principe Cardan, il figlio più giovane e crudele del Sommo Re. Per ottenere un posto a corte, perciò, Jude sarà costretta a scontrarsi proprio con lui, e nel farlo, a mano a mano che si ritroverà invischiata negli intrighi e negli inganni di palazzo, scoprirà la sua propensione naturale per l’inganno e gli spargimenti di sangue. Quando però si affaccia all’orizzonte il pericolo di una guerra civile che potrebbe far sprofondare la corte in una spirale di violenza, Jude non ha esitazioni. Per salvare il mondo in cui vive è pronta a rischiare il tutto per tutto.

ATTENZIONE SPOILER DELLA TRILOGIA NELLA TRAMA!

Editore: Mondadori – Collana: Fantastica

Pagine: 300

Sono ormai trascorsi otto anni dalla Battaglia del Serpente. Nel gelido Nord, la spietata Lady Nore ha reclamato per sé la Cittadella dell’Ago di Ghiaccio. Suren, regina bambina della Corte dei Denti e unica creatura ad avere potere su di lei, sua madre, è fuggita nel mondo umano, dove vive come una selvaggia nei boschi, in completa solitudine e perseguitata dal ricordo dei supplizi subiti per mano dei suoi genitori. Si crede dimenticata da tutti fino a quando non si accorge che la hag della tempesta, Bogdana, è sulle sue tracce. Ad aiutarla è nientemeno che il principe Oak, erede di Elfhame, al quale un tempo Suren era stata promessa in sposa. Di lui, ora diciassettenne, affascinante e bello, dicono che sia viziato e ribelle. Troppo scapestrato per sedere sul trono. E soprattutto un abile manipolatore. Il ragazzo sta compiendo una missione che lo condurrà al Nord per la quale ha bisogno dell’aiuto di Suren. Ma se la ragazza accetterà, sa che non solo dovrà proteggere il suo cuore dal ragazzo che conosceva un tempo e di cui ora non può più fidarsi, ma dovrà affrontare nuovamente gli orrori che pensava di essersi lasciata alle spalle.

Recensione

Mi aspettavo di leggere una trilogia leggera, semplice senza troppe pretese, di certo non credevo mi sarebbe piaciuta così tanto. Sia chiaro, quest libri non sono perfetti, i difetti abbondano ma la storia coinvolge al punto da non accorgersi del resto o comunque da dargli poca importanza. L’altra sopresa è stato il ruolo di sfondo del romance: mi aspettavo un romance fantasy, stile ACOTAR, che abbozza solo il worldbuilding e in generale gli elementi fantasy per concentrarsi quasi unicamente sulla storia d’amore. Invece, Holly Black mette al centro intrighi e complotti, inganni e spie, facendomi rimpiangere la brevità di questi libri. Il worldbuilding è ridotto all’osso: quello che serve sapere ai fini della storia viene detto ma non molto di più e resta comunque molto vago e poco approfondito. Se l’autrice si fosse presa più spazio avrebbe avuto la possibilità di fare, raccontare e approfondire molto di più. Lo stesso si può dire dei personaggi: li conosciamo tutti dal punto di vista di Jude e ne risultano un po’ appiattiti, si sente la mancanza di un’altra prospettiva, di capire meglio le intenzioni e i pensieri, almeno dei principali coinvolti. I contenuti extra dell’edizione Oscar Draghi hanno il pregio di aggiungere alcuni di questi elementi, ma anche il difetto di far notare che mancano e che Black sarebbe stata perfettamente in grado di gestire più punti di vista (a differenza della Maas, il pov di Rhys non presenta differenze con quello di Feyre). Attraverso gli occhi di Jude l’autrice parla anche dell’argomento delicato del bullismo, ma anche più in generale degli effetti di abusi psicologici nell’infanzia, delle conseguenze di un trauma: di nuovo, tutto gestito molto bene ma abbiamo solo qualche sprazzo di quella che sarebbe la prospettiva di Cardan. Insomma, un sacco di potenziale che poteva essere sfruttato maggiormente ma tocca accontentarsi.
La storia è l’elemento che unisce i seppur imperfetti worldbuilding e personaggi e rende tutto incredibilmente coinvolgente. La brevità contribuisce a creare un ritmo molto frenetico, non mancano numerosi colpi di scena messi al punto giusto e quasi sempre piuttosto sconvolgenti (anche se io non faccio molto testo perché non provo mai a capire cosa succederà). Ci sono alcune (poche) parti che risultano forzate e fuori posto: l’unica che influisce effettivamente sulla storia è il finale, non mi ha soddisfatto perché non mi è sembrato coerente con il resto della trilogia, il resto si tratta di minuzie di poca importanza.

Non pensavo che questa trilogia potesse piacermi così tanto e invece! Anche se non mancano i difetti, dovuti principalmente alla brevità dei singoli romanzi, la storia è molto coinvolgente, ricca di colpi di scena, e, insieme al ritmo frenetico, rende la lettura scorrevole e piacevole.

Voto trilogia: 8/10

Temevo, ma allo stesso tempo ero impaziente di leggere la nuova dilogia: volevo tornare a Elfhame, ma avevo paura che questi due libri non fossero all’altezza. Adesso che ho letto entrambi, posso dire che certo, la trilogia è superiore ma anche questi seguiti si difendono.
Partiamo dall’aspetto che più ho amato, ovvero il doppio punto di vista [*insert gif halleluja*]. L’erede rapito è interamente raccontato da Wren, e di nuovo sentivo terribilmente la mancanza di un’altra prospettiva, quella di Oak per la precisione. A grande richiesta (la mia), Il trono del prigioniero segue proprio Oak, i suoi pensieri e riflessioni. La caratterizzazione dei personaggi ne esce migliorata, come pensavo, e sia Wren che Oak emergono al meglio nelle poche pagine a disposizione. Wren all’inizio mi sembrava un filo troppo simile a Jude, soprattutto a quella dell’inizio; andando avanti la differenza aumenta, e diventa chiaro che c’è poco in comune. Wren è molto più insicura, traumatizzata in modi diversi e per certi aspetti peggiori, è combattiva ma non come e quanto Jude, è più una forte volontà e capacità di reagire quando e se necessario. A volte può risultare poco sveglia, ma è sempre coerente con il suo personaggio. Per quanto riguarda Oak, invece, la somiglianza con Cardan resta piuttosto marcata per tutta la storia: certo, a livello di background sono estremamente diversi, ma nei fatti hanno atteggiamenti molto simili e ammetto di aver fatto fatica a distinguerli a volte. La caratterizzazione di Oak resta comunque ben fatta, il suo personaggio emerge vividamente tanto quanto quello di Wren.
Per quanto riguarda la trama, anche qui ricalca un po’ troppo, almeno per i miei gusti, quella della trilogia, con personaggi diversi ma la solfa è grossomodo la stessa. Riesce comunque ad essere coinvolgente, grazie principalmente allo stile di scrittura sempre molto scorrevole e alla brevità dei romanzi che contribuisce come per la trilogia a mantenere un ritmo frenetico e incalzante. Nulla da ridire sulla storia d’amore, promossa anche se nessuno sarà mai come Jude e Cardan.
Nota a margine: la traduzione non è stata revisionata, o comunque non molto bene. Ho trovato numerosi errori (nomi scambiati, gli invece di le), passaggi poco chiari e illogici, dialoghi incoerenti. Non avendo riscontrato questi problemi nella trilogia e dato che la traduttrice è la stessa, non resta che incolpare la mancata o frettolosa revisione.

Questo ritorno a Elfhame è andato bene, ma non benissimo. Per quanto abbia apprezzato la scelta del doppio punto di vista (finalmente!) e la caratterizzazione dei personaggi, in particolare Oak e Wren, entrambi vividi e realistici, la trama ricalca un po’ troppo quella della trilogia. Grazie al ritmo incalzante e allo stile scorrevole, entrambi i libri riescono ad essere comunque coinvolgenti.

Voto dilogia: 7.5/10

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