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Le cronache dell’acero e del ciliegio

Recensione dei primi tre libri della tetralogia, La maschera di Nō, La spada dei Sanada e L’ombra dello Shōgun di Camille Monceaux editi da Ippocampo.

La maschera di Nō

Ma non dimenticare mai di guardare in te stesso, poiché è nel tuo intimo che troverai la forza necessaria alla tua sopravvivenza.

Prima di tutto, questo libro è un romanzo di formazione e questa citazione del Maestro, oltre a preannunciare una vita tutt’altro che tranquilla per Hichirō, anticipa anche il carattere formativo ed evolutivo che avrà la storia. Ma l’elemento veramente interessante di questo libro è quello storico. L’autrice francese è da sempre appassionata del Giappone e della sua cultura, e dopo averci vissuto per un anno, ha deciso di scrivere questa tetralogia ambientata, appunto, nel Giappone del XVII secolo. La ricerca svolta per questo libro emerge fin dalle prime pagine: non solo la Storia del Paese, ma anche le abitudini, le tradizioni, la vita di tutti i giorni in quell’epoca, tutto è descritto minuziosamente, a tratti eccessivamente. La vita quotidiana dei personaggi, per quanto accurata, è fin troppo dettagliata, al punto da rallentare la narrazione. Il Maestro di Spada di Hichirō è forse uno dei pochi personaggi leggermente stereotipati del libro: rigido e severo, sia con se stesso che con gli altri, dispensa massime sulla vita e l’esistenza a mo’ di insegnamento per il bambino. L’autrice riesce, inoltre, ad introdurre, integrandoli perfettamente nel racconto, alcuni temi legati alla Storia, come l’arrivo nel Paese dei missionari cristiani con la conseguente crescita, costante in quel periodo, della xenofobia, che emerge più volte nel corso del libro.
Questo primo libro mi ha sorpreso molto per la direzione che prende la storia. Inizialmente, sembra un racconto di samurai, della via della spada e quindi di guerre e rivolte, invece come inizia il viaggio di Hichirō verso Edo (l’antica Tokyo), la spada viene abbandonata in favore dell’arte e del teatro. Per quanto la trama resti avvincente, non mi aveva convinto troppo come scelta, principalmente perché disattendeva delle aspettative create dall’autrice stessa. Ho poi scoperto che l’autrice ha spiegato questa scelta dicendo che non voleva scrivere un libro incentrato sulla violenza, fatto che mi ha spinto a convincermi, almeno un po’, ma non del tutto: sono pur sempre stata “ingannata”, non solo dalla quarta di copertina (meno dettagliata della trama che si trova online, che è quella che vi ho lasciato sotto) ma anche dalle prime 100 pagine circa, dove tutto sembra puntare verso samurai e via della spada.
A parte questa piccola delusione, il libro mi è piaciuto, soprattutto per la capacità dell’autrice di trasportare ə lettorə indietro nel tempo, fino al XVII secolo in Giappone, e per i personaggi vari e ben caratterizzati. Seguiamo l’evoluzione di Hichirō, protagonista del romanzo, da bambino isolato, scalmanato, determinato a imparare la via della spada, a giovane ragazzo tranquillo e pacato, indipendente, che rifugge la violenza e il mondo del suo Maestro, o almeno ci prova. Le mie speranze sono riposte nel secondo libro, che sembra tornare nella direzione dei samurai.

Primo libro di una tetralogia, La maschera di Nō è un romanzo storico e di formazione. E questo emerge nell’attenzione posta a tutti i dettagli della vita, cultura e tradizione giapponese del XVII e all’evoluzione di Hichirō, da bambino a giovane ragazzo. La lettura è abbastanza scorrevole, tranne in alcuni punti in cui le descrizioni risultano troppo dettagliate e rallentano un po’ la narrazione.

Voto: 8.5/10

Le cronache dell’acero e del ciliegio. La maschera di Nō

di Camille Monceaux

Editore: Ippocampo

Pagine: 416

Il primo tomo, intitolato La maschera del Nō, ripercorre la vita di Ichirō dall’infanzia all’adolescenza. Abbandonato, Ichirō viene cresciuto come un figlio da un ignoto samurai che gli insegna la via della spada. Il ragazzo vivrà un’esistenza solitaria tra le montagne, nel cuore di una natura selvaggia e al ritmo delle stagioni, tra momenti di beatitudine e spensieratezza e un apprendistato che richiede costanza e coraggio. Ma in una tragica notte, la vita di Ichirō viene sconvolta dall’attacco di loschi samurai. Il destino lo porterà allora a Edo (l’antica Tokyo), dove inizierà a esibirsi nei teatri kabuki; lì stringerà le prime amicizie e incontrerà Hiinahime, la sconosciuta con la maschera del Nō.

La spada dei Sanada

Nel giardino innevato,
bianco e nero si confondono,
vengo a raggiungerti.

Le mie speranze sono state soddisfatte! Finalmente, l’attenzione dell’autrice è posta sui samurai e sulla via della spada! Sarà che aspettavo trepidante questo cambio di direzione, ma anche se lo stile descrittivo è lo stesso del primo libro (ultra dettagliato, a tratti eccessivamente, al punto che rallenta la narrazione), mi ha dato meno la sensazione di lentezza o noia. Non è tutto solo una mia impressione: in generale la narrazione è un po’ più sintetica del primo: l’attenzione è posta maggiormente sui pensieri di Hichirō, invece che sulla vita di tutti i giorni e viene dato più spazio anche all’azione. Infatti, ci sono anche più colpi di scena, ben costruiti e per niente banali, anche se uno è risultato scontato per una svista nella trama del primo libro che si trova online (la casa editrice l’ha già rimossa, purtroppo su alcune librerie online è rimasta. Io l’ho tolta, ma fate attenzione se non volete spoiler!).
I personaggi e l’ambientazione rimangono comunque i punti di forza anche di questo secondo libro. A parte un piccolo passo falso nell’evoluzione di Hichirō sul finale, che risulta leggermente OOC, i personaggi sono tuttə molto ben approfonditə e caratterizzatə, anche quellə secondari. L’ambientazione non è più così affascinante come nel primo, più perché mi ci sono abituata che per difetti veri e propri di scrittura.

Questo secondo libro mi è piaciuto di più del primo: la narrazione è più equilibrata, viene dedicato il giusto spazio all’azione e ai pensieri di Hichirō, invece che alla descrizione della quotidianeità dei personaggi che rallentava il ritmo nel primo libro. Restano top l’ambientazione e i personaggi.

Voto: 9/10

Le cronache dell’acero e del ciliegio. La spada dei Sanada

Editore: Ippocampo

Pagine: 420

Ichirō è faticosamente riuscito a fuggire da Edo, ma è a pezzi: la scomparsa di Hiinahime lo ha devastato e ora si ritrova di nuovo a dover ripartire da zero. Trascorrerà l’inverno nascosto in un remoto tempio in compagnia di Shin, il suo inseparabile amico, ma nessuno può sfuggire troppo a lungo al proprio passato. Ichirō è sempre deciso a vendicare la morte del maestro che gli ha fatto da padre e al tempo stesso intende esaudire il suo ultimo desiderio: restituire cioè una misteriosa spada a un potente signore di Osaka. Per riuscirci Ichirō si unirà al clan dei Sanada e parteciperà alle sanguinose battaglie della guerra civile che sta dilaniando il Giappone. Nella fortezza eretta dagli avversari dello shogun per opporsi alla sua tirannia, sta per compiersi il destino del ragazzo.

L’ombra dello Shōgun

Sono nata senza volto, da una madre di cui non so nulla, priva di fisionomia. Sono nata nel segreto, nel dolore e nella lacca delle tenebre.

Come si può capire dalla citazione, in questo terzo libro cambia il punto di vista: non seguiamo più Hichirō, ma Hiinahime (il famoso spoiler che veniva anticipato nelle trame online). La storia riprende da dove avevamo lasciato Hiina alla fine del primo libro, presunta morta suicida nella sua casa di Edo. Questo vuol dire che la prima metà di questo libro ripercorre eventi che sappiamo già come andranno a finire, anche se solo a grandi linee. L’autrice riesce comunque a rendere intrigante e scorrevole questa prima parte grazie proprio al diverso punto di vista: non solo scopriamo i dettagli di cos’è successo a Hiinahime, ma conosciamo meglio i suoi pensieri e riflessioni, dettagli della sua storia passata oltre che presente. Una prima parte che poteva essere molto insidiosa, è invece stata gestita quasi alla perfezione. Dico quasi perché mi sono mancati un po’ i colpi di scena, così ben strutturati nel secondo libro anche qui avrebbero potuto dare quel qualcosa in più alla storia.
Ecco, la trama è l’elemento più traballante di questo terzo libro. Soprattutto nella seconda parte del romanzo, ci sono molti avvenimenti alquanto inverosimili (fughe e salvataggi fin troppo facili, colpi di fortuna come se piovessero, ecc.) e spesso derivano da comportamenti e decisioni totalmente privi di logica della protagonista che fa proprio venir voglia di prenderla a sberle, nella speranza che le torni il buon senso. Io capisco che questa poveretta è cresciuta in reclusione ma non viene mai mostrata come completamente spaesata di fronte al mondo che sta scoprendo, anzi si adatta piuttosto in fretta e quindi non giustifica l’assenza totale di buon senso e logica. A parte questo, la trama è un po’ troppo esile per un libro così lungo e, infatti, sono tornati alcuni dei momenti di noia già sperimentati nel primo. Nella narrazione prevalgono le descrizioni che se da un lato ricreano il fascino dell’ambientazione, dall’altro allungano di molto il brodo. In generale, la seconda metà del libro è più traballante della prima. Infatti, non solo la storia ma anche i personaggi ne risentono. In particolare, Hiina risulta fin troppo ripetitiva, persa la novità dell’inizio restano solo le sue lamentele perché è straniera e/o debole che avrei anche potuto giustificare se non fosse diventata un disco rotto. Non fatemi parlare di quello sprazzo di storia d’amore perché potrei uccidere qualcuno! Senza spoiler, dico solo che non serviva e, oltretutto, viene completamente dimenticato alla fine, nel senso che non se parla più, puff.
Sempre top, invece, lo stile di scrittura, e soprattutto l’ambientazione storica: come per gli altri due libri, non è solo affascinante ma permette all’autrice di affrontare numerose tematiche importanti, dal ruolo delle donne nella Storia al classismo, passando per il colonialismo e i traumi della guerra. Tutti trattati con cognizione di causa, mai superficialmente o banalmente, ho solo notato un leggero anacronismo in alcuni dialoghi sulla questione femminile ma potrebbe essere più legato alla mia ignoranza piuttosto che ad un “errore” dell’autrice. Avrei fatto a meno di quella retorica in stile Disney sull’amicizia alla fine, troppo melensa e semplicistica, ma parliamo letteralmente di due righe, non un gran problema.

Questo terzo libro mi è piaciuto, ma non mi ha conquistata come gli altri due. Il cambio di punto di vista è stato gestito molto bene, peccato solo che nella seconda metà il personaggio risulta un po’ ripetitivo. La trama è l’elemento più traballante: alcuni momenti inverosimili e fin troppo esile per un libro così lungo. Sempre al top, invece, scrittura e ambientazione.

Voto: 8+/10

Le cronache dell’acero e del ciliegio. L’ombra dello Shōgun

Editore: Ippocampo

Pagine: 520

Hiinahime, la ragazza con la maschera del Nō, lascia finalmente la dimora in cui era rinchiusa dall’infanzia e, dopo un lungo viaggio in pieno inverno, arriva Kyōto. Da chi la stanno portando con tante precauzioni? Braccata perché non giapponese, assetata di libertà, Hiinahime è risoluta a chiarire il mistero della propria identità, e a ritrovare Ichirō, il ragazzo che le ha sconvolto la vita. Ma l’ombra minacciosa dello shōgun incombe sempre su di lei…