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Ade e Persefone

Recensione dei primi libri della serie di Scarlett St. Clair, edita da Queen Edizioni.

A Touch of Darkness e A Touch of Ruin

Il dio dei morti rappresentava tutto quello che lei non era, qualcosa di oscuro e allettante.

Ho letto solo i primi due della serie (il terzo deve ancora essere tradotto in italiano, mentre il quarto uscirà a settembre in inglese) e non credo proseguirò. Questo perché prima di tutto la parte della storia d’amore tra Ade e Persefone si può dire conclusa alla fine del secondo e poi perché questa lettura è stata un esperimento per me che si è concluso con un responso negativo. Non avevo mai letto dei libri dichiaratamente spicy, smut o come volete chiamarli, perché non mi hanno mai attirato e ora posso dire che mai lo faranno. Ma perché questi li ho letti? Sostanzialmente perché avevo bisogno di un libro leggero e veloce che mi impedisse di finire nel blocco causato da Libro della notte di Holly Black, e in questo senso hanno svolto il loro compito: ne ho letti tre in tre giorni (i primi due dal punto di vista di Persefone e il primo dal punto di vista di Ade, di cui vi parlo meglio dopo), molto scorrevoli e poco impegnativi, perfetti per il momento. A parte questo pregio, non ne ho trovati molti altri. La scrittura è piuttosto mediocre, anche se con il vantaggio di cui sopra; i personaggi statici e stereotipati, poco approfonditi; la storia è pur sempre un retelling, quindi abbastanza scontato dove andasse a parare, nei primi due almeno, i prossimi potrebbero essere più innovativi ma non mi ha incuriosita al punto da volerlo scoprire. Il worldbuilding ha una base molto interessante, particolare e originale che purtroppo non viene approfondita perché l’attenzione è tutta sulle scene spicy. E questo è la causa anche degli altri difetti: il fulcro sono i rapporti tra Ade e Persefone, nel primo riesce a prendersi un pochino di spazio l’evoluzione di lei ma l’attenzione torna sempre sullo spicy. Non ho niente contro queste scene, anzi se si parla di storia d’amore è più irrealistico che non ci siano che il contrario, però così mi sembra eccessivo. Non è credibile che ogni singola volta che questi due si vedono, si eccitano e scopano! Ok che sono divinità ma non viene mai specificato che la biologia sia diverso da quella dei mortali, hanno delle corna senza una funzione specifica se non di distinguerli, ma per il resto sembrano essere tali e quali a qualunque umano. Quindi mi aspetto un minimo di realismo, che invece manca totalmente. Non solo dalle scene in sè, ma pure dalla storia “d’amore”: esattamente come si sono innamorati se non si parlano mai? Non fanno altro che scopare 24/7, com’è possibile che si innamorino? Cosa possono mai amare, oltre ai genitali, dell’altro se non si conoscono? Il paradosso più assurdo è che nel secondo libro Persefone si arrabbia con Ade perché non comunica abbastanza con lei… ma dai?! Passare tutto il tempo a fare sesso non vi permette di comunicare? Chi l’avrebbe mai detto! Ok, sono calma più o meno.

Questi libri intrattengono, ma nulla di più. La scrittura anche se mediocre è scorrevole, rendendo tale anche la lettura. Il resto si perde nell’eccessiva attenzione posta sulle scene spicy, davvero troppe che non lasciano spazio allo sviluppo dei personaggi, della storia, del worldbuilding. Peccato, perché il twist alla base del retelling era molto interessante e particolare.

Voto: 5.5/10

A Touch of Darkness

di Scarlett St. Clair

Editore: Queen Edizioni

Pagine: 374

Persefone è la dea della primavera, ma solo di nome. La verità è che, sin da quando era bambina, i fiori si avvizziscono non appena lei li tocca. Dopo essersi trasferita a Nuova Atene, la ragazza finge di essere una semplice giornalista mortale, in modo da poter vivere una vita senza troppe pretese. Ade, il dio dei morti, ha costruito un impero del gioco d’azzardo nel mondo dei mortali, e si dice che le sue scommesse preferite siano quelle irrealizzabili. Dopo un incontro con Ade, Persefone si ritrova a stringere un patto con lui, ma le sue condizioni sono impossibili: Persefone dovrà creare la vita negli Inferi o perderà per sempre la sua libertà. Questa scommessa, tuttavia, non si limiterà soltanto a smascherare il fallimento di Persefone come dea. Infatti, mentre lei cerca di coltivare i semi che le ridaranno la libertà, sarà l’amore per il dio dei morti a crescere… Ed è proibito.

A Game of Fate

Prendetela, e distruggerò questo mondo. Prendetela, e vi distruggerò. Prendetela, e porrò fine a noi tutti.

Mi sono tenuta le parti problematiche della relazione per il punto di vista di Ade, dove a parere mio emergono maggiormente che negli altri libri. La trama è la stessa di A Touch of Darkness, ma appunto seguiamo Ade invece di Persefone. Ho avuto vari problemi con questo aspetto, primo su tutti la scelta di pubblicare la seria dal suo punto di vista prima di aver concluso quella principale. La motivazione è abbastanza scontata: a partire dal terzo libro la storia si amplia distaccandosi dalla relazione tra i due protagonisti, raccontare anche il punto di vista di Ade è un espediente per fornire maggiori informazioni sulle divinità e su eventi che poi concorrerranno al prosieguo della storia principale. Il problema è che così facendo l’autrice ha praticamente dichiarato di non avere nessuna idea di come si sarebbe evoluta la storia e di non essere in grado di gestire una trama più complessa. Questo perché nei libri dal punto di vista di Persefone siamo all’oscuro di tanti avvenimenti e informazioni, che non c’era assolutamente nessun motivo per non scoprire: parliamo di libri piuttosto brevi, lo spazio c’era per approfondire questi elementi, oltre al fatto che la giustificazione di “Ade non comunica” non regge, o meglio regge ma è palesemente raffazzonata e improvvisata, giusto per dare un qualche tipo di spiegazione. Questa scelta porta automaticamente a rendere la relazione tra Ade e Persefone tendente al tossico: in questo libro scopriamo la portata di ciò che lui le tiene nascosto, fatti e informazioni che la riguarderebbero direttamente, ma Ade ritiene di “proteggerla” meglio non dicendo nulla. Questo atteggiamento, però, è in contraddizione con il volerle far regnare l’Oltretomba insieme a lui, da pari, e dà più l’idea che lui la consideri inferiore: si intuiva già nei primi libri, quando il massimo che le concede di fare è organizzare feste nel suo palazzo, ma qui è ancora più evidente vedendo il suo punto di vista.
A peggiorare la situazione, potendo seguire i pensieri di Ade risulta fin troppo possessivo, fino alla violenza, problematicamente geloso. Chiariamo una cosa: capisco che stiamo parlando di personaggi mitologici, creati e immaginati in un determinato contesto, ma questi libri sono un retelling della mitologia, e in questo specifico caso, l’ambientazione e il periodo storico sono praticamente corrispondenti alla nostra contemporaneità, quindi il discorso non sussiste. Inoltre, l’aspetto veramente problematico della caratterizzazione di Ade è che questi suoi comportamenti sono romanticizzati: aaaawwww che cariiiino che la protegge da tutti e tutto, è la reazione che l’autrice cerca di ottenere con questa descrizione. L’espediente dell’uomo geloso disposto a bruciare il mondo per salvare l’amata è ampiamente abusato, soprattutto di recente ma non solo, ma può essere gestito in maniera che non risulti per forza tossico a tutti costi (penso ad ACOTAR con Rhys per esempio, in perfetto contrasto con Tamlin oltretutto). Peggio ancora, l’autrice prova a giustificare il comportamento tossico di Ade tramite Ecate che dichiara “gli uomini sono tutti idioti”, da un estremo all’altro insomma.
Infine, torno velocemente a commentare lo spicy perché con Ade abbiamo raggiunto i limiti dell’assurdo. Persefone, da brava vergine qual era, quando non era con Ade non aveva come pensiero costante e fisso scoparselo, in tutti i luoghi e in tutti i laghi. Ade no, lui non fa altro che pensare al sesso, a quanto ne faranno, quando, dove, come, perché, anche quando non sono insieme, è il suo chiodo fisso. Di nuovo, l’elemento spicy va a togliere spazio a tutto il resto: il personaggio di Ade non risulta maggiormente approfondito in questo libro, se non che scopriamo essere sessuomane; il worldbuilding viene ampliato per forza di cose ma non abbastanza e sempre schiacciato dal sesso e dai pensieri sul sesso. Salvo Hermes ed Ecate, ironici e gli unici quasi sani di mente.
Ma quindi perché non ho dato voti ben più bassi? Perché comunque questi libri si fanno leggere, scorrevoli e senza impegno.

Come per gli altri libri della serie, anche questo riesce ad intrattenere, ma risulta molto più problematico. Scoprire i pensieri di Ade, non fa che mostrare la tossicità della relazione con Persefone e che è un sessuomane, di nuovo davvero troppe scene spicy. Il worldbuilding è leggermente più approfondito, ma non abbastanza e i personaggi restano piatti e stereotipati.

Voto: 5/10

A Game of Fate

di Scarlett St. Clair

Editore: Queen

Pagine: 379

Prendetela, e distruggerò questo mondo. Prendetela, e vi distruggerò. Prendetela, e porrò fine a noi tutti.
Ade, dio dell’Oltretomba, è noto per il suo dominio inflessibile, i night club lussuosi e i contratti impossibili. Abituato a esercitare il controllo, quando scopre che le Moire hanno scelto Persefone, dea della primavera, come sua futura moglie e regina, rimane basito. Nonostante subisca il fascino del dio dei morti, Persefone, un’ambiziosa studentessa di giornalismo, è determinata a mettere Ade alla gogna per i suoi comportamenti crudeli e spietati. La dea lo sfida a ogni passo, sebbene l’attrazione tra i due sia esplosiva. Ade si confronta con l’impossibile: dimostrare che la sua futura sposa ha torto. Nonostante si impegni al massimo, esistono forze che mirano a dividerli, e si rende conto che, per conquistare il suo amore proibito, farà qualsiasi cosa: sfiderà anche il Destino.