Search

La trilogia dei Lungavista

Recensione della trilogia di Laini Taylor, pubblicata da Fazi.

Questo, più di qualsiasi altra cosa, è ciò che non ho mai capito di voialtri. Voi potete lanciare i dadi e comprendere che tutta la partita può dipendere da come cade un solo dado. Date le carte, e dite che tutta la fortuna di un uomo per quella notte può dipendere da una mano. Ma l’intera vita di un uomo, quella la disprezzate e dite, come! questa nullità di un umano, questo pescatore, questo falegname, questo ladro, questo cuoco, che mai possono fare nel vasto mondo? E così consumate le vostre vite vacillanti, come candele in una corrente d’aria.

Partiamo da una doverosa premessa: se cercate un libro ricco di azione, che tiene incollatǝ alle pagine, non leggete la trilogia della Hobb. Il ritmo della narrazione è lento, la trama è relegata in secondo piano, soprattutto nel primo libro, mentre sono i personaggi al centro della narrazione. Lo metto come premessa e non come difetto della serie perché la scrittura dell’autrice si addice perfettamente al ritmo scelto: descrittiva ma non troppo, immersiva e scorrevole, non fa pesare la poca azione. Questa mancanza si sente poco anche grazie all’ottimo lavoro svolto con i personaggi e il worldbuilding. Fitz ci presenta la sua vita da bambino a giovane uomo e così facendo ci mostra anche tutto quello che dobbiamo sapere sui Sei Ducati e la loro storia. Per questo, il primo libro è sicuramente il più lento: introduttivo, rasenta il romanzo di formazione se non fosse che la fine dell’arco evolutivo di Fitz la troviamo soltanto nel terzo e ultimo romanzo della serie. Ed è sempre attraverso i suoi occhi che conosciamo gli altri personaggi: alcuni sono particolarmente riusciti, come Burrich, Veritas e Kettricken, altri spiccano meno perché non ricorrono così spesso, altri ancora risultano un po’ stereotipati, principalmente perché introdotti tardi e quindi poco approfonditi. I secondari sono talmente tanti che non lo definirei nemmeno un difetto, semplicemente una normale conseguenza di una gamma così vasta di personaggi.
Se in questo caso non si può parlare di difetto, tutt’altra storia vale per il worldbuilding. Nei primi due romanzi è fin troppo bello per essere vero: curato nei minimi dettagli, introdotto gradualmente e senza infodump, lineare nella sua complessità. I problemi arrivano solo nel terzo libro: vengono ripetute numerose informazioni, come una sorta di “negli episodi precedenti” che può essere utile ma risulta ridondante e sembra solo voler allungare il brodo, del resto stiamo parlando di un terzo volume di ben 790 pagine, decisamente eccessive; inoltre moltissimi elementi sono spiegati approssimativamente o in maniera poco chiara, in particolare il funzionamento dell’Arte. Sono comunque piccolezze, la maggior parte del worldbuilding è, come dicevo, curata e spiegata nel dettaglio, coerente e lineare. Il vero problema è, appunto, l’eccessiva lunghezza del terzo libro: i primi due non sono di certo delle brochure, contengono già molte informazioni e sviluppi vari, un romanzo conclusivo così prolisso non sembra una buona idea e non lo è stata del tutto. Alcune situazioni si ripetono pari pari nel giro di poche pagine, togliendo un po’ la suspense e facendo cadere le braccia all’ennesimo tentativo di cattura da parte del cattivo. Mi rendo conto che da un libro che si intitola Il viaggio dell’assassino non ci si può certo aspettare che il protagonista non affronti un qualunque tipo di viaggio, ma è anche vero che quello di Fitz sembra essere infinito oltre che a tratti ripetitivo. Molte vicissitudini che gli capitano durante questa epopea risultano poi importanti ai fini della trama, ma questo non toglie che il terzo romanzo poteva essere lungo la metà.
A differenza della serie di Nevernight, il cui ultimo libro era un unico mega filler che, oltretutto, banalizzava la storia, nella trilogia dei Lungavista la trama grossomodo si salva dai danni della prolissità. Nei primi due libri si tratta molto classicamente di vita di corte con i suoi intrighi, complotti e tradimenti, con l’aggiunta della storia d’amore in L’assassino di corte, gestita abbastanza bene, molto realistica, poco sdolcinata e con il santo subito fade to black al posto delle scene spicy (se mi seguite, sapete che non ne vado matta). Il terzo, come si può intuire anche dal titolo, si stacca dalla corte e si concentra sul classico viaggio dell’eroe, con imprese varie e battaglia finale. Quindi, una trama piuttosto lineare e classica, ma non per questo meno godibile. Anzi, Robin Hobb la gestisce molto bene.
Menzione d’onore a Occhi-di-notte e, in generale, al potere dello Spirito: praticamente il personaggio migliore della saga il primo, interessante e originale il secondo.

La trilogia dei Lungavista è una classica serie high fantasy ambientazione simil medievale, con il chosen one, intrighi e complotti a corte. Il worldbuilding è il vero elemento originale della storia, ma tanto basta. I personaggi sono ben caratterizzati e realistici, con molti secondari che spiccano anche su i principali. Non bisogna aspettarsi una storia ricca di azione e avvenimenti: il ritmo della narrazione è piuttosto lento, ma la lettura non ne risulta appesantita grazie allo stile di scrittura dell’autrice, non troppo descrittivo, immersivo e scorrevole.

L’apprendista assassino: 8.5/10
L’assassino di corte: 8/10
Il viaggio dell’assassino: 7-/10
Voto: 8/10

Nel 2023 è uscita un’edizione illustrata del primo libro, L’apprendista assassino, con anche una nuova traduzione per Oscar Mondadori; non si sa se concluderanno la trilogia. In ogni caso, per il momento restano disponibili i cartacei e gli ebook delle edizioni Fanucci.

L’apprendista assassino

di Robin Hobb

Editore: Fanucci – Collana: Fantasy

Pagine: 480

Un’umanità di servi e signori abita un mondo pervaso da una magia sottile e inquietante, fra intrighi di corte e minacce di misteriosi pirati in grado di manipolare le loro vittime privandole di ogni forma di raziocinio e sentimento. Tra questi pericoli si aggira il giovane Fitz, un “bastardo” di stirpe reale, la cui sola consolazione è un magico e tenero legame con gli animali. Accolto a corte, Fitz dovrà apprendere l’uso delle armi e le regole dell’etichetta, ma il suo destino è legato all’abilità di uccidere nell’ombra… Diventare un assassino vuol dire intraprendere un mestiere crudele e solitario, e soprattutto scoprire i propri poteri, lascito del sangue dei Lungavista… Sospeso nella magia del mito e del romanzo cavalleresco, L’apprendista assassino racconta un universo drammatico in cui la lotta fra il Bene e il Male non è mai una prevedibile guerra tra opposti inconciliabili, ma scontro umano tra fato e necessità, tra libero arbitrio e destino, con personaggi la cui esistenza è sempre, inevitabilmente, imprevedibile.