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Saltblood

Recensione del libro di Francesca De Tores, pubblicato da Ne/oN. Alla fine trovate anche un consiglio di lettura!

Ho avuto molti nomi: alcuni me li hanno dati, altri me li sono presi. Ciascuno di essi era una bugia, grande o piccola non importa. Il nome sbagliato, o la forma sbagliata, o il momento sbagliato. A volte, tutti e tre.
Per la maggiore, mi chiamano Mary Read. Se mai verrò ricordata, è probabile sia con questo nome.

Saltblood è un romanzo storico, ma non solo: è anche avventura, crescita, viaggio alla scoperta di sé, storia d’amore e libertà. L’autrice riesce a combinare tutti questi elementi senza che risultino un miscuglio senza né capo né coda, al contrario si crea un perfetto equilibrio che rende questo libro un piccolo capolavoro.
La prima parte inizia con l’infanzia di Mary/Mark e si concentra principalmente sulla crescita e maturazione della protagonista: il ritmo della narrazione è lento, abbondano le descrizioni e riflessioni, ma non è mai inutilmente tale o noioso. Non manca del movimento, la protagonista si arruola pur sempre nella marina e nell’esercito, ma l’attenzione è più su come Mary ne è influenzata, come cambierà di conseguenza. La prima metà è infatti incentrata sulla scoperta di sé e della propria identità: sarà il mare a darle una risposta definitiva, ad aiutare Mary a capire che prima di tutto è un marinaio. Questa rivelazione non le impedisce di provare ad essere donna, o meglio quello che era la donna tra ‘600 e ‘700, quindi moglie e madre: segue il marito lontano dal mare, per ritrovarsi ad avere una vita non adatta al suo essere, che le sta stretta. Sarà solo nella seconda metà della storia, quella dedicata ai suoi anni da pirata, in cui potrà essere marinaio e donna, sé stessa fino in fondo, Mary Read.
Il racconto è in prima persona e Mary si rivolge direttamente ǝl lettorǝ mostrando non solo sé stessa, ma anche il mondo e le persone che la circondano dalla sua prospettiva. In questo modo, il tema dell’identità diventa una sorta di filo conduttore non solo della vita della protagonista, ma di tutta la storia: nella repubblica dei pirati i nomi vengono usati come maschera, un’identità di facciata che mostri solo quello che si vuole far vedere, è il caso di Edward Teach, detto Barbanera, di Rackham detto Calico Jack, ma anche di Anne che cambia più volte cognome e ogni volta lo usa come una dichiarazione, un attestato della sua identità o comunque di quella che vuole mostrare al mondo. Insieme all’identità, anche l’amore pervade tutto il libro, in tante forme diverse. Quello per il mare, il primo vero amore di Mary, quello che la rende libera, l’unico che la capisce veramente, che le permette di essere sé stessa, perché la rappresenta. Il profondo affetto che instaura con Marston, fedele amico che la inizia alla vita nella marina o con Jack, che vede oltre il suo essere donna, la considera un marinaio prima di tutto. L’amore per il marito, l’unico a vedere la donna sotto il travestimento da uomo, a vederla per quello che era, anche se solo parzialmente. Infine, l’amore per Anne che si avvicina a quello per il mare: Mary l’accetta così com’è, con i pregi e difetti, perché sa che senza non sarebbe la stessa persona; la capisce e conosce al punto da sapere che non è sua, sia per natura sia perché come lei stessa è libera.
In aggiunta a tutto questo, l’autrice ha fatto un immenso lavoro di ricerca per quanto riguarda l’elemento storico del romanzo. Questo, insieme con uno stile di scrittura vivido e immersivo, ha ricreato durante la lettura i luoghi della storia, al punto che sembra di navigare con Mary nei mari dei Caraibi.

Saltblood è tante cose: un romanzo storico, una storia sull’identità e sulla libertà di essere sé stessi; è una storia d’amore, un’avventura per mare con i pirati. Mary Read ci guida nella sua vita e si mostra per quello che è, senza nascondere nulla. È dalla sua prospettiva che conosciamo il mondo in cui vive, e anche gli altri personaggi: nonostante la prima persona, hanno tutti lo spazio per un’ottima caratterizzazione, non eccessivamente influenzata dalle opinioni di Mary. L’ambientazione, oltre che molto curata e precisa, emerge vividamente grazie alla scrittura immersiva dell’autrice.

Voto: 9.5/10

Saltblood

di Francesca De Tores

Editore: Ne/oN

Pagine: 400

Plymouth, 1685. Un bambino di circa un anno, Mark Read, muore proprio mentre sta venendo alla luce la sua sorellastra Mary. Per continuare a percepire un reddito da parte della famiglia del padre del bambino, la madre dei due escogita uno stratagemma: farà passare la neonata Mary per Mark, allevandola come un maschio e facendole prendere il posto del primogenito. Cresciuta all’ombra del fratellastro morto e portandone il nome, Mary impara presto a mantenere il segreto rappresentato dal proprio corpo. Adolescente, viene impiegata a servizio di una donna benestante, ma quando nel 1701 l’Inghilterra entra in guerra contro Francia e Spagna, Mary vede in quel conflitto una via di fuga da una sorte che sente già segnata: si arruola quindi nella Royal Navy, che le permette di conoscere il mondo e di assaporare un briciolo di libertà. Dopo anni trascorsi nella marina e nell’esercito, Mary trova l’amore e decide di rivelare il proprio segreto e congedarsi dalle forze armate. Trasferitasi nelle Fiandre insieme al marito, Mary si accinge a diventare moglie e madre, ma la sua cognizione di sé e della propria vita cozzano contro ciò che la società si aspetta da una donna, e lei si sente soffocare. Sarà l’ineludibile richiamo del mare a sancire il suo destino, e a far sì che – dopo essere stata fanciulla, ragazzo, marinaio, soldato e moglie – Mary diventi chi forse è sempre stata: una pirata, parte della ciurma di Calico Jack Rackham e affiancata dalla temeraria Anne Bonny, di cui è amica e amante.

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Julie

di Ida Amlesù

Editore: Sonzogno – Collana: Romanzi

Pagine: 544

Francia, 1686. Sulla scalinata di rue de la Grosse-Margot, nei quartieri popolari di Parigi, vengono rinvenuti i cadaveri di due guardie del Re. Il luogotenente La Reynie non ha dubbi su chi sia il colpevole: la sedicenne Julie d’Aubigny. Spadaccina infallibile e orecchio assoluto, viene educata come un ragazzo dal padre e come una ragazza dal potente Conte d’Armagnac, che ne fa prima il suo giullare e poi la sua amante. Ma Julie non è creatura da farsi mettere in gabbia, e si ribella agli obblighi di un matrimonio di convenienza fuggendo nella notte, per vivere alla giornata con il complice Séranne, ex maestro d’armi e noto libertino. Braccata da La Reynie, perseguitata dal Conte e respinta dall’alta società – a cui pure appartiene per nascita –, Julie intraprende un tortuoso viaggio verso la libertà, durante il quale vestirà i panni del cavaliere e quelli della dama, conoscendo le imprevedibili sfumature dell’amore e la sua grande vocazione: la musica lirica. Prendendo spunto dalla figura realmente esistita di Julie d’Aubigny, virtuosa della spada e prima diva dell’opera francese, Ida Amlesù mette in scena un personaggio travolgente, spregiudicato e al tempo stesso fragile. Tra le pagine di questo magnetico romanzo, racconta una vita che è un inno all’anticonformismo, al coraggio di trovare la propria voce e di vivere senza compromessi, anche fra i dogmi e l’ipocrisia di una società di soli uomini.