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La schiava ribelle

Recensione del libro di Eleonora Fasolino, pubblicato da Newton Compton.

«[…]Che ne è del mio buonsenso?» «Cede all’amore, ragazza. L’amore non guarda all’immortalità, non si cura del buonsenso. L’amore si cura solo di sé stesso. Trova qualcuno in cui sopravvivere, come un malanno, e si insidia, logora, consuma. E non importa se siano dei o siano uomini, chiunque è pronto ad ammalarsi sino alla morte per l’amore».

Quest’anno ho avuto poca fortuna con i retelling mitologici, almeno fino a La schiava ribelle. Intendiamoci, finora non ho ancora trovato un libro all’altezza della Miller, però questo ha il suo perché. Torniamo alla guerra di Troia, a Patroclo e Achille, ma soprattutto a Briseide, protagonista indiscussa di questa storia.
Ma andiamo con ordine, partendo proprio dai personaggi. Nonostante la terza persona e la brevità del romanzo, i tre di cui sopra sono davvero molto ben caratterizzati. Briseide, la giovane schiava non convenzionale, non ha paura di rispondere al suo padrone e di tenergli testa, costantemente in lotta tra la lealtà per la sua patria (Troia) e il crescente amore per i suoi padroni achei. Patroclo, guerriero diverso da quello conosciuto ne La canzone di Achille, principalmente per la sua maggiore abilità e sicurezza di sé, resta comunque un uomo gentile, saggio e razionale, mai impulsivo, altruista e coraggioso. Lo stesso vale, in parte, per Achille che rimane orgoglioso e a tratti arrogante e presuntuoso; si differenzia per gli scatti violenti e un’eccessiva crudeltà, non solo sul campo di battaglia. E qui veniamo al tasto dolente del libro. La tossicità del rapporto tra Achille e Briseide (bada bene solo tra loro due, con Patroclo è tutta un’altra storia) per quanto riguarda la violenza che le usa nei suoi scatti di rabbia di cui sopra. Anche una volta contestualizzato il comportamento (di certo non era strano ne visto come immorale e crudele ai tempi picchiare e maltrattare una donna, men che meno la propria schiava o moglie), la problematicità resta. Prima di tutto, quando Achille maltratta Briseide viene sempre collegato alla rabbia, ad uno scatto violento completamente irrazionale, il classico raptus che i giornalisti tanto adorano: questa visione della violenza sulle donne è sbagliata, l’uomo non è un animale irrazionale che non sa controllare i propri impulsi, non esiste la giustificazione del raptus, o meglio non può sempre essere quella la ragione. Anche quando Teti consola Briseide, la solfa è sempre quella (la citazione sopra, per quanto bella, ne è un esempio!): acceccato dall’amore, non ragiona ecc. Ho invece apprezzato come viene gestita la reazione di Briseide: realistica e umanamente contraddittoria. Ultimo aspetto negativo a questo proposito: Achille viene mostrato come più onerevole e puro degli altri re per come decide di trattare la sua schiava e per non aver mai violentato una donna. Questa immagine di virtù si scontra con gli episodi di violenza su Briseide e la crudeltà e ferocia sul campo di battaglia.
A parte questo difetto, il romanzo riesce molto meglio nell’intento femminista di tutti e tre i libri della Lynn messi insieme. Non solo con Briseide: Teti, madre orgogliosa e protettiva, non è meschina come ne La canzone di Achille, anzi tutto il contrario ma questo non scalfisce minimamente la sua forza e tenacia; anche se compare brevemente, Persefone, nel suo essere rappresentazione stereotipica della femminilità, sottolinea come la donna forte e indipendente non deve per forza essere una guerriera, cazzuta, un po’ maschiaccio ecc., ma che, al contrario, ogni donna, a prescindere dal suo ruolo (madre, guerriera, schiava), può esserlo.
Ma veniamo alla storia. Niente di nuovo sotto il sole, ovviamente, però ci sono alcuni elementi che spiccano, su tutti il poliamore tra Briseide, Patroclo e Achille. Non è riuscitissimo: prima di tutto, la brevità del libro accelera un po’ troppo la fase di innamoramento, considerato che Briseide li considera i suoi peggiori nemici fin da subito; inoltre, spesso Patroclo sembra più un extra, nonostante sia il primo ad attrarre Briseide, la sua attenzione è su Achille per la maggior parte del tempo, non c’è molta coerenza in questa relazione poliamorosa, mi viene più da definirla una relazione aperta tra Briseide e Achille. Nei pochi momenti di coerenza, però, bisogna dire che l’autrice centra appieno l’obiettivo: l’amore che Briseide prova per entrambi, quando descritto bene, non lascia dubbi sul tipo di relazione, sulla potenza del sentimento. Questo, grazie anche allo stile dell’autrice: scorrevole ed evocativo, senza dilungarsi in descrizioni minuziose, ti immerge completamente nell’assedio di Troia, nella tenda del pelide ad aspettare la fine della guerra.

La schiava ribelle è un buon retelling mitologico: nonostante la brevità, i personaggi sono ben approfonditi e caratterizzati, in particolare le donne, Briseide e Teti; la storia è sempre quella, ma con il twist del poliamore tra Briseide, Patroclo e Achille, parzialemente riuscito, ma non troppo e raccontata con uno stile di scrittura scorrevole ed evocativo.

Voto: 8/10

La schiava ribelle

di Eleonora Fasolino

Editore: Newton Compton – Collana: 3.0

Pagine: 288

Troia è sotto assedio. Ogni giorno gli attacchi dei greci si abbattono implacabili contro le sue alte mura e nessuno sembra in grado di opporsi alla furia dei più valorosi tra loro, i micidiali guerrieri mirmidoni. Si dice che il loro re, il nobile Achille, sia il combattente più forte mai esistito. Il più veloce, il più impavido. E il più spietato. Quando viene privata della libertà e condotta al suo cospetto, Briseide sa di non essere più una principessa, ma una schiava. E, non aspettandosi clemenza, si aggrappa all’unica cosa che le resta: la sua dignità. Con il trascorrere delle giornate nell’accampamento di Achille, però, si accorge che la fama oscura che circonda il leggendario eroe non tiene conto dell’umanità che ogni tanto lascia trasparire, specialmente nei confronti dell’inseparabile Patroclo, il valoroso principe che lo affianca in ogni battaglia. E che il suo onore è pari alla sua abilità con la spada. Forse, nonostante il fato li abbia resi nemici, Achille e Briseide non sono poi così diversi. Forse uno spietato invasore e una principessa ridotta in schiavitù possono cambiare il corso della storia